Biografia

Ghonim Mohamed Nnsce il 15 ottobre 1958 ad El Menoufia (Egitto). All'eta di sette anni entra nella Compagnia Teatrale Stabile di El Menoufia spinto dal fratello maggiore Ibrahim. Debutta da lì a poco con "Il ritorno di Omar", rivisitazione storica, che vince il primo premio in un concorso intercittadino. Adolescente diventa redattore del giornale scolastico "La cultura". Parallelamente alla scuola coltiva la sua vera passione, il teatro. Si diploma come perito agrario. Legge l'opera omnia di Dante Alighieri, poi Boccaccio, Shakespeare, Dostoevskij, Petrarca e altri del Rinascimento italiano. Nel 1990 e italiano a tutti gli effetti. Autore di poesie e piéces teatrali, studioso di psicologia, in Italia ha esordito nel 1994 e nelle sue opere si amalgama la cultura araba a quella occidentale. Il suo primo libro e "Il segreto di Barhume" pubblicato da Les Cultures, l'associazione multietnica di cui e membro onorario; dato il grande successo di pubblico il romanzo viene ristampato e rivisitato a cura della casa editrice Fara di Rimini che lo distribuisce a livello nazionale. Nel 1995 viene stampato il libro "Quando cade la maschera" suddiviso in due piccoli racconti ma molto suggestivi sempre da Les Cultures. Il Parlamento europeo ha proclamato il 1997 "anno contro il razzismo e la xenofobia", Les Cultures affida alle strofe di Mohamed Ghonim il compito di onorare quest’ avvenimento con il libro di poesie "Il canto dell'amore"  nel quale spicca, in particolare, la poesia " La notte scura" cavallo di battaglia dell'associazione stessa. Sempre nel 1997 il racconto "Tramontana" viene segnalato nel III concorso letterario per immigrati Eks&Tra e viene inserito nell'antologia "Memorie in valigia"; dove la "valigia" non e un oggetto comune, ma un vero e proprio scrigno dove conservare ricordi, sapori e odori appartenenti a luoghi lontani. Nel 1998 Fara stampa "La foglia di fico e altri racconti", precisamente sei: "Il mantice", "Quando cade la maschera", "Quella del fazzoletto bianco", "La mano invisibile", "Il canto della liberta" e infine "L'opulenza" che in un piccolo mondo da incubo racchiudono la "ricerca di un senso, di un equilibrio, della volontà di amare" e "La foglia di fico" e il simbolo delle capacità terapeutiche di questo sentimento. L'anno seguente è la volta della casa editrice Periplo che stampa un libro di fiabe dal titolo "L'aquila magica" che viene molto apprezzato dai ragazzi, dalle scuole, in alcune ne vengono addirittura ordinati delle centinaia. "Cento memorie per il futuro millennio" è un altro libro edito sempre da Periplo che raccoglie le 100 "memorie" più interessanti (cartoline) tra le quali spicca la poesia di Ghonim Mohamed che, dopo essere stata esposta in una mostra, ha contribuito a finanziare, come del resto il libro stesso, i progetti sociali e umanitari dell'associazione multietnica Les Cultures, inoltre la stessa poesia “Il varco” è stata inserita nell’antologia multi-linguistica che raccoglie poemi antogrammatici ispirati da Stephanus Meleagro ed esposti al museo di Palaepaphos in Cipro su progetto di un'artista inglese di Londra, Mary Plant, che esprime i versi di Ghonim con il linguaggio dei fiori, dei frutti e delle piante. Nel 2003 viene stampata la silloge "Colombe Raggomitolate" della serie TerrEmerse, Fara Editore della quale "Il mio silenzio", viene inserito nell'antologia della X Edizione del Premio Internazionale di Poesia "Poseidonia-Paestum". Nel 2003 è giurato nel concorso a premi di poesia e narrativa, quinta edizione sul tema “Terre nel mezzo”. Nuovamente, nel 2005, è giurato nella premiazione del settimo concorso di poesia e narrativa sul tema “Io ovvero il meglio di me” nel lecchese. Nel 2006 un nuovo romanzo viene edito da Fara "Il ritorno". Ghonim è inoltre Direttore Generale del giornale: News of World.
Ghonim ha ricevuto comunicazioni epistolari da numerosi presidenti italiani e non (Prodi, Shirak, Scalfaro, Mubarak) e dal defunto papa Giovanni Paolo II, con lo scopo di complimentarsi per le sue opere.

Intervista per

"Colombe

Raggomitolate"

Devo dire che il titolo mi ha incuriosito, perché supponevo che servisse a rappresentare qualche cosa e non mi sono sbagliato. La lettura, peraltro, è stata piacevolissima, tanto che nella mia recensione ho scritto della docile forza con cui lei canta della vita. In effetti i suoi versi sono pervasi da una grazia delicata, soffusa, ma non sono incerti, anzi fluiscono determinati mirando diritti allo scopo rendendo partecipe il lettore. Ho anche rilevato che questo si inserisce nell’ambito della poesia araba che, soprattutto in un passato non recente, ha avuto dei grandi artisti. Che cosa l’ha spinta a scrivere poesie?

Scrivere corrisponde al respiro; tessere il filo del fuso tra me e gli “altri”per annientare il nulla…perché ho da dire parole che meritano di essere lette…scrivo perché ci sono alcune anime al di là della sponda che attendono i miei versi.L’essere figlio di tre civiltà;l’esperienza teatrale;i racconti di mio padre come nelle tradizioni orali arabe;ed un amore platonico adolescenziale costituiscono il primo passo fondamentale per l’avvicinamento ad un mondo poetico-letterario.La civiltà faraonica è quella che costruisce, che erige, ed è quella che ha strutturato la mia corazza esteriore;quella islamica è quella che mi ha costruito interiormente (mio padre mi assillava sempre di pensare..e il primo insegnamento dell’islam è “leggi”).C’è stato un momento, da ragazzo,che l’avvicinarsi all’esperienza teatrale ha costituito, per me, un passo determinante per il percorso della mia vita e dove inconsapevolmente la lettura e la riflessione hanno costituito l’inizio di un incessante cammino verso il linguaggio poetico-teatrale e letterario sconfinato.L’amore per la scrittura e per il profumo dell’inchiostro ha fatto si che il mio bagaglio culturale iniziasse ad espandersi e che il viaggio nella memoria accrescesse;successivamente ho seguito la redazione del giornale scolastico”La cultura”e mi sono appassionato alla lettura, è così che avviene l’incontro tra cultura occidentale e quella orientale.L’ avvicinamento alla scrittura avviene dopo tutto ciò,quando ho vissuto un amore adolescenziale platonico che ha reso necessario vivere questa forma d’amore sublimata attraverso delle lettere nelle quali esprimevo le mie sensazioni, i miei sentimenti solo e soltanto attraverso i miei scritti.Un amore che escludeva la mera dimensione sessuale e che quindi mi ha obbligato a viaggiare dentro me stesso;tutte quelle forze contraddittorie dentro di me mi hanno portato alla conoscenza di un livello d’amore superiore, sublime, che mi ha dato la possibilità di addentrarmi nella filosofia stessa.
E’ possibile dire, quindi, che si comunica tramite la poesia, ma anche che è il mezzo per esplorare se stessi, per entrare nell’anima, passo dopo passo, per cercare di arrivare all’Assoluto. Oggi più di ieri la poesia, non avendo uno sbocco commerciale uguale alla narrativa, viene considerata una forma espressiva secondaria, anche se invece è il contrario. E’ una caratteristica questa del mondo occidentale, oppure interessa, vista la globalizzazione, anche il mondo arabo?
Come sappiamo nelle culture orali, il poeta era il detentore del sapere, perché con la poesia si metteva in opera uno sforzo mnemonico per convogliare e trasmettere un patrimonio culturale della comunità. Con il passare degli anni c’è stata una trasformazione sia del concetto di poesia che della figura stessa del poeta; infatti già dal Settecento la letteratura e la poesia assumono una funzione estetica e nasce il concetto del “gusto” ma con il tempo c’è stata una svalutazione del poeta…In questo periodo la poesia già come prodotto non si vende, né in occidente né a oriente; ciò accadrà solo nel corso del Novecento dove verrà accompagnata dalla musica. Gli studiosi di documenti e arte antica asseriscono ora la superiorità della poesia vista come conoscenza di se stessi, di saggezza, di filosofia e di passaggi ripetuti dalla realtà all’immaginazione e viceversa. Detto questo mi piace ricordare che il Premio Nobel Montale fece un discorso mentre ritirava il premio, sulla tesi che “solo la poesia conserva quello che il progresso distrugge.” Il problema sostanziale oggi è che come mezzo di comunicazione per diffondere certi valori, la poesia non è molto efficace anche perché le tecniche comunicative si sono evolute, abbracciando un mondo informatico come quello di Internet con annessi e connessi….I mezzi di comunicazione producono infine se vogliamo essere precisi ciò che i possessori di tali mezzi gli consentono. I possessori dei mass-media hanno degli interessi precisi a diffondere dei miti che si identificano in un’ideologia consumistica.“Lo stomaco degli uomini di ieri riusciva a digerire ogni tipo di cibo grasso, mentre quello di ora è malsano ed ha difficoltà a digerire il cibo sgrassato; questo è accaduto al nostro cervello” perciò abbiamo l’alienazione dell’uomo da se stesso che ha indebolito la sua memoria, l’uomo di oggi non riesce a masticare e ad assimilare più niente ed è qui che entra in gioco la figura del poeta che con il suo linguaggio, con i suoi contenuti, con la sua sensibilità intellettiva cerca di creare un’apertura mentale.Credo che il poeta arabo come in altre epoche possa ancora dare un apporto spirituale ed ideologico.Per quanto riguarda il mondo culturale arabo, in sintesi, si può affermare che anche lì i romanzi hanno raggiunto in meno di un secolo quello che nessun genere letterario ha raggiunto e corre oggi parallelo alla cultura poetica. Per quanto riguarda la poesia possiamo confermare la sua solida tradizione antica di un certo spessore; trasposizione di una “voce” individuale molto importante e frutto di una incalzante prosperità come è sempre stato da millenni.(Oggi anche nei paesi arabi il romanzo è il genere più richiesto).
Concordo senz’altro su quanto ha risposto in ordine alla chiusura mentale dell’uomo moderno e alla funzione essenziale della poesia. Ora passo al suo libro, a Colombe raggomitolate, che mi ha piacevolmente sorpreso. Infatti, in due delle tre sillogi che lo compongono, si respira un’aria di primavera, una gioia di vivere positivamente contagiosa. Viceversa le poesie dei migranti sono un richiamo a una realtà sofferente, vista comunque con un senso di profonda pietà. Ho notato, fra l’altro, un variare di forme espressive non comune (basti pensare al dialogo de Il mio canto), ma soprattutto mi hanno colpito le allegorie, così indovinate e veramente di grande effetto presenti nella piccola silloge La donna. Sono frutto di un erotismo trascendente, di una quasi divinizzazione del soggetto femminile, con quei seni visti come colombe raggomitolate.E allora arrivo alla domanda: che cosa rappresenta la donna per Ghonim?
La maggior parte dei poeti islamici ha fatto sempre più uso dell’allegoria indebolendo la propria pietà, la misericordia e accrescendo i dissensi, usata con un risultato immediato ed evidente per tutti, come vediamo nelle poesie di Ibn al farid, di ibn arabi, di el Khayam, per quello che non è evidente, solo un filosofo come Al Ghazali e chi come lui reinterpreta le allegorie possono oltrepassarne il significato servendosi delle dimostrazioni.Anche nelle mie poesie sulla donna, il suo sguardo acuto ne ha sottolineato la divinazione perché io la interpreto non come una mera figura corporea ma come una allegoria, una metafora, una sublimazione di quello che ella rappresenta con la sua presenza fisica…La vita è articolata fra due estremi come il giorno e la notte, il bene e il male, la vita e la morte, l’anima e il corpo, la terra e il cielo….La Terra non vive senza il sole come il fiume non scorre senza acqua .. È un cammino di amore e di sofferenza .. È un cammino di ritmo e melodie e di sogni. Un immenso viaggio notturno nella pacatezza del suo incantesimo...Lei (la donna) è come una mela sospesa tra il cielo e la terra, ogni qualvolta mi avvicino sono ancora troppo lontano..quindi provo nuovamente ad avvicinarmi, ma scopro che il suo segreto è l’essere sospesa in questa dimensione per la continuità della vita e per una costante e ininterrotta ricerca.Le donne sono il medicamento e la malattia, una cura per le ferite .. una malattia che a volte è inevitabile...Costituiscono il cammino verso me stesso; per conoscermi meglio devo intraprendere un cammino introspettivo attraverso di essa e indirizzarmi verso la sua soglia da attraversare, anche per raggiungere una conoscenza universale.Per questi motivi considero la donna più che un corpo; è una profondità, un’essenza, è l’esistenza stessa e rappresenta il perno, il punto focale che costituisce nella mia ricerca un punto di partenza.
Molto belle queste sue parole e devo dire che mi trovano concorde, perché anch’io vedo la donna come lei l’ha descritta. Ha citato dei poeti arabi, peraltro da me non conosciuti, ma non è un caso, perché generalmente la cultura occidentale ha scarsa attenzione per voci che non siano locali. Questo riferimento ad altri autori mi ispira una domanda. Considerato che anche in poesia per scriverne è indispensabile averne lette, quali sono i poeti che più l’hanno influenzata e che hanno contribuito alla sua formazione artistica?
(… sono cadute parole diverse
che portano il significato della fertilità
ma pareti resistenti le ostacolano
involucri d' ogni specie le velano
perché non tolgano la ruggine
dal petto della ragione.) da “La pioggia”
C’è veramente una scarsa attenzione verso le voci di altre culture, come giustamente lei afferma e sente a differenza, invece, e parlo per esperienza personale, di quello che si respira in altri luoghi dove Dante, Ariosto, Boccaccio, Shakespeare, Goethe, Petrarca, Kafka, Machiavelli, Voltaire sono punti chiave dello studio della letteratura; si figuri che io già nel corso della scuola primaria ho rappresentato delle opere di Pirandello che conoscevo a memoria. Questo per quanto riguarda alcuni tra gli innumerevoli autori occidentali; d’altro canto ci sono i poeti e direi con la p maiuscola, arabi, poeti e scrittori, grandi letterati che, come Abu Tayyib Mutanabbi, Ahmed Shawqi chiamato “il principe dei poeti” che introduce il genere della poesia epica alla tradizione della letteratura araba (uno dei più importanti del ventesimo secolo), Hafez Ibrahim, Nizar Quabbani, Adonis, e poi i classici Gibran Khalil Gibran, Ahmed Rami (i suoi testi sono stati cantati dalla voce melodiosa della più famosa cantante araba di tutti i tempi, Omm Kalthum) e un’infinità che non basterebbe un’enciclopedia intera per raccoglierli tutti.Le caratteristiche del villaggio dove sono nato (il contatto con la natura, la quiete, il mare, la genuinità della gente del posto), l’esperienza teatrale giovanile e le innumerevoli letture hanno creato dentro di me un’impronta personale, un mio stile che riassume il mio vissuto.Ecco, a noi occidentali manca in genere la conoscenza dei numerosi poeti arabi, fatta eccezione per Kalhil Gibran. E’ un difetto questo, una presunzione di maggiore capacità che rifiuta il confronto. Comunque ora arrivo all’ultima domanda che, per certi aspetti, è la più difficile. Quando si viene intervistati c’è sempre qualche argomento che interessa di più. Quante volte l’intervistato si dice “Magari mi rivolgesse questa domanda…”.
Quel che le chiedo è semplice: quale è la domanda che le piacerebbe le fosse rivolta? Sono sicuro che c’è e allora la prego di formularla e di fornire la relativa risposta.Qual è il contenuto della silloge?
La Ricerca del contenuto della silloge “Colombe raggomitolate” corrisponde alla ricerca di un senso che riassume la condizione umana sulla faccia della terra. “Colombe raggomitolate” o più precisamente “contratte” perché quello che scorge l’umano sono le immagini inquietanti che ci colpiscono e ne feriscono l’animo; come le lacrime delle madri e l’urlo dei bambini che piangono in silenzio e che fanno tremare la roccia ma non intaccano i sentimenti umani di quelli che trasformano la vita in un inferno. Questo è lo stimolo che mi spinge a cercare le “mie colombe”raggomitolate a causa del timore e del panico per la perdita di tutti i bei significati della vita;quelli che sollevano l’umanità in un’atmosfera eterea e in un concerto sottile e melodioso che è costituito dal linguaggio universale della natura preludio di una suggestiva immagine di colombe che svolazzano in cielo in pace e in libertà.In una lirica contenuta vi è un urlo verso mia madre per farle aprire uno spazio nel suo petto e farmi avvolgere dal suo polso caldo, dopo che tanti cuori si sono assopiti ;chiedo anche al petto di estendersi ad ogni labbra per far sorsare amore; le unghie che strofinano piacevolmente;le gambe che mi conducono in una patria dove non trovo amore o dove lo semino per raccogliere i suoi frutti; trasporto le mie speranze e i miei sogni ovunque, per dialogare con qualunque uomo ci sia. Dunque ho cercato di trovare una via percorribile da tutti per unire i nostri punti di vista e intrecciarli verso un unico obbiettivo dal quale rimuovere le maschere della falsità.
Grazie, Sig. Ghonim, per l’interessante colloquio e per la disponibilità che mi ha riservato. La saluto con un arrivederci alla prossima raccolta poetica che sono certo è nei suoi programmi.

Renzo Montagnoli intervista Ghonim

"Terre Poetiche"


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Ghonim ha curato "Siamo venuti a cantarvi le nostre canzoni", opera che fa dialogare con la poesia ragazzi stranieri della scuola media Tito Livio di Milano
(Terre poetiche, 1999).

"Terre Poetiche" - "Siamo venuti a cantarvi le nostre canzoni

"Centro studi sulle

culture del mondo

arabo"

Mohamed Ghonim: «Ovunque vada cerco di costruire perché credo nell’uman

(a cura di Camille Eid)

Nato nel 1958 ad El-Menoufia, in Egitto, Mohamed Ghonim si è trasferito in Italia una trentina d'anni fa. Autore di poesie e pièce teatrali, studioso di psicologia, in Italia ha esordito nel 1994 e nelle sue opere si amalgama la cultura araba a quella occidentale.Il suo primo libro è Il segreto di Barhume pubblicato da Les Cultures, l'associazione multietnica di cui è membro onorario. Il suo Tramontana viene inserito nell'antologia Memorie in valigia che viene molto apprezzato dai ragazzi e dalle scuole. Ghonim ha acquisito la cittadinanza italiana senza perdere la sua innata personalità, modellata sulle scie di tradizioni e di visioni della vita che sono continue sfumature di una concezione dell’esistenza che si tramanda nei secoli.
Ci puoi raccontare il perché di questa scelta dell'Italia come nuova patria?
Si tratta di una scelta occasionale dettata anche dall’amore che nutro per la cultura mediterranea; La storia è assai lunga, ma posso solo dire che una serie di vicissitudini mi hanno portato in questa meravigliosa terra ricca d’arte e di cultura.
Come è nata la tua passione per la lingua e letteratura italiana, visto che leggi Boccaccio e Dante accando ad Adonis e Ahmed Shawqi?
Tutto è iniziato nella mia terra d’origine, l’Egitto. Sono sempre stato proiettato verso il futuro e ho sempre ritenuto valido già dagli esordi, un discorso cosmopolita e globale dove ciò che conta è l’identità personale con tutte le sue sfaccettature. Da lì parte la ricerca di un ponte naturale che crei un rapporto tra una zona geografica e un’altra; ciò è un imperativo imposto sui criteri di valutazione tra i ponti artificiali di un paese o di un altro. La passione per i letterati italiani corrisponde, per me, a un’esigenza innata con la mia passione per l’arricchimento culturale che ho ereditato in famiglia; un amore viscerale per la cultura, per la conoscenza che mio padre mi ha inculcato fin dall’infanzia. Tutti i grandi letterati hanno spaziato al di fuori di essi perché credo non esista o non sia possibile scrivere senza prima saper leggere, e, senza dubbio, non possono mancare nelle letture i testi classici che incentrano i loro temi sull’identità personale e non sulla futilità dei fatti. Per concludere ciò che mi interessa è una scrittura di un certo spessore, che faccia riflettere, che obblighi l’individuo ad un viaggio introspettivo dentro se stesso, una sorte di passaggio attraverso il Purgatorio tra l’Inferno e il Paradiso.
In Egitto hai fatto anche l'attore di teatro e curavi giornali scolastici. Lo fai ancora adesso in Italia?
L’esperienza teatrale costituisce un fatto di una certa rilevanza, per me. Il teatro ha sprigionato dentro di me la voglia di instaurare “il primo ponte “ tra me e il pubblico ed ha costituito una scuola di vita basilare per la mia conoscenza dell’animo; una conoscenza diretta per quello che concerne il mio rapporto con la platea, e una conoscenza indiretta per i testi teatrali che hanno aumentato la mia sete di arricchimento culturale. Il teatro, inoltre, è la messa in scena degli autori da me amati; un giorno personaggio pirandelliano, un altro shakespeariano: l’incarnazione di mille identità, di mille culture alle basi delle quali, però, gli stessi valori, gli stessi insegnamenti. In Italia ho replicato l’esperienza teatrale attraverso un teatro-laboratorio con dei giovani dilettanti ed è stata una esperienza molto edificante. Ora per motivi di tempistica utilizzo la maggior parte del tempo a mia disposizione per scrivere. Ricevo molte richieste di partecipare a dibattiti, conferenze anche nell’ambito scolastico e, spesso, approfitto nell’ouverture delle serate di espormi con degli stralci teatrali italiani e, su richiesta, anche in lingua araba.
Ti sei dato anche alla poesia e alla scrittura di racconti e romanzi. Ce ne puoi parlare?
Mi piace scrivere a tutti gli interlocutori perché ho da dire ma dietro ad ogni genere letterario c’è uno stimolo ben preciso:per quanto riguarda i racconti per bambini nascono da una richiesta fatta dagli stessi ragazzi durante la rappresentazione nelle scuole “delle fiabe dal mondo”: serie di racconti fiabeschi di diverse etnie con il patrocinio di varie associazioni culturali. Proprio grazie ad una di esse, nell’anno 1997, proclamato dal Parlamento europeo anno contro il razzismo e la xenofobia, mi è stato affidato il compito di onorare questo avvenimento attraverso le strofe di alcune mie poesie raccolte successivamente e redatte grazie all’associazione stessa. Per questi motivi, per gli stimoli ricevuti ho spaziato con i miei scritti a trecentosessanta gradi nell’universo letterario.
Di cosa si occupa il giornale News of World che dirigi? Pubblichi anche testi in arabo?
Il giornale si occupa di notizie di cronaca dal mondo, di news, attualità, con un occhio di riguardo per il mondo artistico in tutte le sue forme: cinema, arte, fotografia, mondo femminile e dove viene tradotto a puntate il mio libro “Il segreto di Barhume”. Il materiale presente nel mio sito www.ghonim.it viene tradotto dall’italiano all’arabo.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Vorrei dare alla stampa un paio di racconti; uno sull’incontro tra Oriente e Occidente e una narrazione contro la circoncisione. Vorrei inoltre pubblicare un libro di fiabe per bambini. Ho creato su facebook un gruppo chiamato: "Alleanza globale della cultura". Il suo scopo è quello di incrementare le riflessioni, la cultura, la ricerca tecnologica e scientifica, spirituale e religiosa e comportamentale, potenziare le traduzioni da una lingua ad un’altra allargando i confini per dipingere una nuova prospettiva della realtà mondiale. L’idea di una "Alleanza globale della cultura"serve a risvegliare le menti passive e convogliarle in un’unica entità; come un laboratorio che produce un bagliore intellettuale ove tutte le menti possono attingere da qualsiasi luogo. Un laboratorio dove non esista consenso o disapprovazione; ma l’esposizione di un dibattito interattivo che può essere accettato o meno, tenendo presente che la tendenza della società attuale è l'ingresso di idee provenienti dai diversi angoli della Terra. L’obiettivo che si pone l’Alleanza è la cultura aperta a tutti, senza che l’origine, la religione o qualsiasi appartenenza ad un’ideologia possa ostacolarne il dialogo.
Questo mio progetto ha l’obiettivo di adottare ogni iniziativa che mira a promuovere la consapevolezza culturale, la diffusione delle innovazioni su Internet e/o su una rivista, il lavoro di organizzazione di seminari e concorsi di tipo artistico e letterario e l’invito di intellettuali al dialogo. Essa si dovrà interessare a tutte le forme di cultura: arte, letteratura, musica, ect. e alla divulgazione di idee e punti di vista, al fine di rappresentare un centro di irradiazione della cultura e civile di qualunque paese; dunque lo scopo è quello di spargere e tradurre le innovazioni nelle diverse lingue del mondo. I progetti ci sono, ora spero che aderiscano persone, artisti consapevoli della bellezza di questa iniziativa con un atteggiamento onesto e sincero.
Ti senti un po' italiano? E quali sono, seconto te, i presupposti per una buona convivenza all'interno della società italiana?
Mi considero cittadino del mondo; e il mondo per me è un Paese. L’essenziale è che chi vive un Paese deve erigere, costruire, edificare deve potenziare con un apporto personale. Io dove vado costruisco perché credo nell’umanità, non credo nelle armi e nella guerra, ma la mia arma consiste nella parola che sta alla base della convivenza civile. Io credo nell’amore tra i popoli, nella giustizia, nel bene, nella ricerca di un equilibrio sia interiore che esteriore; credo e spero in una società che non condanni senza conoscere; per concludere oserei affermare che i presupposti per una buona convivenza all’interno di questa società o all’interno di altre sono il rispetto da entrambe le parti, e la volontà di conoscere sinceramente gli altri.

L'italiana araba fenice sceglie Ghonim come personaggio del mese