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Per carnevale indossiamo la maschera da cui appare la nostra possibile realtà o interiorità…
Mi sono svegliatoal suono degli schiamazzi dei giovani. Lo scoppio dei fuochi d’ artificio si confonde con la schiuma da barba; i maquillages coprono i volti.
La nonna apre gli occhi felice guardando dalla finestra con viva curiosità e canta la sua canzone preferita condividendo la follia della gente; continua a ripetere le parole della sua canzonetta mentre si avvolge nella coperta fino a sparire nel suo nuovo abito, lasciando intravedere solo le pupille ingiallite.
Fermo di fronte al vetro, tampono il mio viso con un’ asciugamano e guardo il lago. Seguo l’ incessante onda umana che si spinge avanti con urla fragorose e osservo gli schizzi di schiuma e fumi colorati.
Entra la nonna con il caffè; mi porge la chicchera con la mano tremante facendone cadere qualche goccia nel piattino e da li ne prende un sorso, dicendo con occhietti spiritati:
-Perché non indossi la tua maschera?
-Sento che vorrei indossare tutte le maschere per camuffare, dietro di esse, il mio vero stato.
-Indossa la tua maschera!
-Per ogni uomo due travestimenti o più.
-Ogni tempo, anzi ogni situazione, richiede un tipo di maschera.
Dopo un attimo mi ritrovo per strada, mi ritrovo a marciarvi perduto nella folla.
Attraverso la via fino alla riva del lago… respiro aria che mi rianima … medito su questa anomalia e guardo verso la mia immagine riflessa nell’ acqua mentre le onde rigettano le scorie verso la sponda e il vento soffia via la spuma: mi risucchia nel fondo.
Una banda di ragazzi mi accerchia e mi impiastra di schiuma colorata. Decido di scappare … faccio per alzarmi come punto da un pungiglione ma inciampo: hanno annodato una grossa fune al mio abito e l’hanno fissata alla radice di un albero; tutti i bottoni della giacca schizzano qua e là… si levano risa, precipito rotolando e nascondo la mia vergogna tra petti, seni e gambe fino a raggiungere la mia stanza.
Io e la nonna ceniamo con del cibo grasso; quindi lei si alza per massaggiare il suo corpo con olio di ricino e si corica, senza tante discussioni. È apparsa nel cielo una chiara luna.
Per la prima volta capisco la mia solitudine e il mio esilio in questo mondo: comincio a frugare qua e là nella mia testa alla ricerca di orme di ragazze, ma colgo soltanto immagini pallide e sbiadite.
La vita scorre tra le mie dita;ho sempre dominato il mio istinto; in vita mia non ho mai fatto l’ amore e non ho mai pensato di unirmi ad alcuna donna, potrebbe darsi che il mio interesse per quest’ atto sia stato marginale o che ciò non rientrasse nei miei desideri: non ho avuto scarpe per percorrere questa via.
Osservo il lago allargarsi nell’ abbraccio che cinge la neve in lontananza intuisco di sfuggita un movimento… scorgo un’ ombra umana. Ma dov’ è, dov’è finito? La mente si ricorda di quell’ uomo e lo cerca velocemente in ogni angolo. |
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