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Quando arretra la conoscenza: chi guida la società?

Quando arretra la conoscenza: chi guida la società?
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Nei momenti in cui il ruolo della scienza e degli scienziati si riduce, il vuoto non rimane a lungo: viene presto colmato da forze alternative che rimodellano il panorama secondo una logica diversa. Il problema non è l’emergere di gruppi dotati di ricchezza o potere in sé — la pluralità delle fonti di forza è naturale in ogni società viva — ma inizia quando lo status si separa dal valore e viene meno il criterio che lega il prestigio al contributo reale nella costruzione della conoscenza e della coscienza collettiva.

In quel momento, i parametri cambiano silenziosamente: la considerazione non si fonda più su ciò che si produce in termini di pensiero o di sapere, ma su ciò che si possiede in termini di capacità di influenza e controllo. L’“élite” si trasforma così da una classe intellettuale che orienta la società a una classe di potere che ridefinisce il gusto comune secondo i propri interessi. In questo contesto, cultura e arte diventano spazi in cui si manifesta lo squilibrio dei criteri, dove si celebra ciò che è più attrattivo o redditizio, non ciò che è più profondo o autentico.

Questo mutamento non si limita alla sfera culturale, ma si estende alla vita politica ed economica, dove decisioni e politiche vengono modellate secondo la logica della forza più che della saggezza. Col tempo, si forma una nuova coscienza collettiva che si abitua a questo slittamento, finché l’eccezione diventa la norma e la conoscenza viene percepita come un lusso anziché come una necessità.

Resta però la domanda fondamentale: il problema risiede nell’ascesa di queste forze o nel declino dell’alternativa capace di bilanciarle? Le società che marginalizzano la conoscenza non la eliminano, ma la sostituiscono. E quando la voce del sapere si affievolisce, altre voci — più rumorose e meno profonde — si fanno strada.

Ristabilire l’equilibrio non significa escludere alcun gruppo, ma restituire centralità al criterio stesso: che il valore risieda in ciò che si costruisce e si aggiunge, non in ciò che si possiede e si impone. Quando la conoscenza recupera il suo ruolo, non esclude gli altri, ma offre alla società una bussola capace di distinguere tra un’influenza effimera e un impatto duraturo.

ghonim

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